Tradizione

Nel Medioevo il genere della favola ebbe molta fortuna. Molte favole medievali si richiamavano nel titolo a Esopo, ma le sue composizioni in epoca medievale non erano conosciute: l’autore delle “favole esopiche” del Medioevo era invece Fedro, del quale ne era stato dimenticato il nome, che tornerà alla luce solo alla fine del XVI secolo.

La più popolare silloge di favole in quest’ epoca era in prosa, il “Romulus” (IX secolo): vi erano contenute favole di Fedro, attribuite a un autore latino di nome Romolo, il quale avrebbe tradotto le favole di Esopo dal greco in latino per farle conoscere al proprio figlio Tiberino.
Dal “Romulus” vennero generate opere di favole in versi latini e in Francia fiorirono raccolte di favole esopiche in prosa in lingua francese, dette Isopet, la più famosa delle quali fu scritta da Maria di Francia (fine del secolo XII).

Il termine “Isopet” evoca Esopo, in realtà le Isopet francesi erano tratte da quelle di Fedro tramandate attraverso il “Romulus”. Se le “Isopet” in lingua francese rispecchiavano i valori dell’aristocrazia feudale, le favole italiane in lingua volgare note col nome di “Esopo volgare” rispecchiavano i valori delle nuove realtà sociali dominanti alla fine del medioevo: i mercanti e gli ordini mendicanti.

Nel basso Medioevo si affermò un genere letterario autonomo nato probabilmente in India, giunto in Europa attraverso versioni del Pañcatantra arabe ed ebraiche tradotte in lingua latina, sviluppato infine nel nord della Francia con poemi aventi per protagonisti animali, come la volpe (in lingua francese Renard) e il lupo. Il ciclo più importante di quel periodo è il Roman de Renart, una vasta raccolta di poemi con animali.

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