La Fontaine

La fontaine

(Chateau-Thierry 1621-Parigi 1695) è stato uno scrittore e poeta francese, autore di celebri favole con intenti moralisti.

Le sue favole, popolate da animali parlanti ma ricche di riferimenti critici e ironici al potere, sono caratterizzate da uno stile allo stesso tempo raffinato e semplice, sono considerate capolavori della letteratura francese. Nonostante fosse di spirito indipendente, visse quasi tutta la sua vita sotto la protezione dei nobili dell’epoca.

Le favole

Una prima raccolta di Favole nel 1668 (dal primo al sesto volume in centoventiquattro episodi) intitolata Fables choisis mises en vers (“Favole scelte diversificate”) e una seconda nel 1679 (dal settimo all’undicesimo, mentre un dodicesimo fu pubblicato successivamente); molte di queste favole saranno illustrate dal Doré nel 1867.

La Fontaine si presenta come il continuatore di Esopo e Fedro come per le favole : “Il gallo e la volpe“, “Il corvo e la volpe“.

La morte è uno degli elementi ricorrenti nelle Favole, in associazione al diritto del più forte, senza trascurare il senso di solidarietà e di pietà verso gli infelici. Forse una delle morali complessive delle Favole è l’accettazione completa della natura umana: ad esempio La Fontaine certamente non vuole dare ragione al lupo nella Favola celeberrima, però ammette l’impossibilità di salvare l’agnello. Quando il coraggio è teso contro l’ordine della natura, si risolve in una situazione ridicola e buffa, come il gonfiarsi della rana e la goffaggine degli ipocriti.

Il gallo e la volpe

Sul ramo di un albero stava in vedetta un vecchio gallo accorto e scaltro.

– Fratello – disse una volpe facendo la voce dolce – noi non siamo più in guerra. Questa volta abbiamo fatto la pace generale: vengo ad annunziartelo. Scendi che ti voglio abbracciare; fa’ presto per piacere, perché debbo partire oggi, e fare almeno quaranta miglia. Tu e i tuoi potrete star dietro ai vostri affari senza alcun timore; noi collaboreremo con voi come fratelli. Potete fare i fuochi artificiali dalla gioia, fin da questa sera, e intanto vieni a ricevere il bacio d’amore fraterno.

– Amico – rispose il gallo – non avrei mai potuto apprendere una notizia più dolce e più bella di questa su questa pace; e averla datemi raddoppia la gioia. Vedo due levrieri: credo siano corrieri mandati a dare questo annuncio; sono veloci e saranno qui tra un momento. Scendo: così potremo abbracciarci tutti, l’un l’altro.

– Addio – disse la volpe. – La strada che debbo fare è lunga. Festeggeremo il successo della vicenda un’altra volta.

Subito la furbacchiona se la svignò, si mise al sicuro, delusa del suo tranello. E il nostro vecchio gallo si mise a ridere tra sé della sua paura: perché è un doppio piacere ingannare l’ingannatore.

Il corvo e la volpe

Sen stava messer Corvo sopra un albero con un bel pezzo di formaggio in becco,
quando la Volpe tratta al dolce lecco di quel boccon a dirgli cominciò:
– Salve, messer del Corvo, io non conosco uccel di voi più vago in tutto il bosco. Se è ver quel che si dice che il vostro canto è bel come son belle queste penne, voi siete una Fenice -.
A questo dir non sta più nella pelle il Corvo vanitoso: e volendo alla Volpe dare un saggio del suo canto famoso, spalanca il becco e uscir lascia il formaggio.
La Volpe il piglia e dice:
– Ecco, mio caro, chi dell’adulator paga le spese. Fanne tuo pro’ che forse la mia lezione vale il tuo formaggio -.
Il Corvo sciocco intese e (un po’ tardi) giurò d’esser più saggio.

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