Nel tempo

In Italia, in età barocca, la favola non ebbe molti cultori. Non fù così in Francia.

Fra la fine XVI secolo e gli inizi del XVII secolo due importanti opere filologiche attirarono l’attenzione su Fedro.

Nel 1596 il francese Pierre Pithou pubblicò un codice del IX secolo di Fedro (noto come “Pithoeanus”), mentre nel 1608 il gesuita Jacques Sirmond scopre nella biblioteca dell’abbazia di Saint-Remi un secondo codice di Fedro, anch’esso del IX secolo, (noto come “Remensis”).

Questi ritrovamenti ravvivarono in Francia il gusto per la favola; non a caso un francese, Jean de La Fontaine, creò dei veri capolavori riscrivendo in versi molte favole di Esopo, di Fedro o quelle appartenenti alla tradizione medioevale.

Nella prima raccolta di Favole (1668) La Fontaine seguì il modello di Esopo; nei libri pubblicati durante i successivi 25 anni La Fontaine utilizzò la favola per fare della satira sulla corte, l’aristocrazia, la Chiesa, la nascente borghesia. La sua influenza fu enorme in Europa.

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